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Jumbo 10 - Il rinnegato, Dean R. Koontz

giovedì, 15 maggio 2008, 16:19
Fantascienza
Immagine di JUMBO - 10 IL RINNEGATO In un imprecisato futuro, l'Universo è flagellato da una guerra che dura da ottocento anni. Le due fazioni antagoniste sono i Romaghin e i Setussi, due popoli battaglieri e crudeli, che non hanno nessuna intenzione di interrompere gli scontri.
Jumbo 10 è una macchina da guerra, potentissima e letale, costruita dai Romaghin per combattere al loro posto. Il suo funzionamento consiste nell'implementazione di un cervello umano al suo interno. I Romaghin si procurano i cervelli necessari, facendo razzie su pianeti il cui sviluppo cognitivo è molto primitivo.
Tohm, un indigeno che abita in un villaggio in riva al mare, è il cervello di Jumbo 10. Non ricorda niente della sua vita passata ed è fermamente convinto di essere una macchina, finché un giorno, durante un combattimento, per un errore nel sistema di narcosi che gli impedisce di essere cosciente, non si "risveglia".
Tra le memorie riacquistate da Tohm, c'è anche il ricordo della donna che amava, Tarnilee, rapita insieme a lui dai Romaghin. Da quel momento, scopo unico di Tohm sarà quello di trovare la sua Tarnilee.
Personalmente, nei confronti di questo romanzo mi sono fatta un'idea contrastante: da una parte, apprezzo la scorrevolezza della prosa, e l'impianto di ambientazioni fantascientifiche che stanno dietro la vicenda; dall'altra parte, trovo la storia troppo banale e intuibile, contrassegnata da numerosi luoghi comuni di tipo narrativo: il viaggio, l'eroe vittorioso di stampo americano, i ribelli disadattati, la scoperta che l'oggetto cercato non è poi così prezioso e via dicendo...
Sull'intera vicenda incombe la contrapposizione militare tra tue fazioni potentissime che coinvolge inevitabilmente anche popoli più deboli e desiderosi di pace. La guerra viene combattuta con l'uso di armi nucleari e Koontz da corpo a una dei principali timori legati agli effetti delle radiazioni: le mutazioni genetiche. I nuovi uomini (chiamati Muties) vengono combattuti e uccisi per la loro diversità, sia dai Romaghin che dai Setussi.
L'atteggiamento dei "normali" nei confronti dei Muties è espresso da Corgi, un mutante amico di Tohm:

 

« I Romaghin e i Setussi fanno fuoco e fiamme per non lasciarseli sfuggire e poterli torturare e uccidere. Teoricamente, dal momento che ci hanno creato, dovrebbero mantenerci, o per lo meno sopportarci. Invece, ci uccidono. Credo che si tratti di un tentativo di rimuovere dalla loro coscienza il male che ci hanno fatto. Se si convincono che siamo malvagi, che siamo in correlazione con il demonio o con il nemico, si sentono giustificati a ucciderci. E quando ci avranno sterminati tutti, non avranno più sotto gli occhi le conseguenze dei loro errori.»

Solo convincendosi che il diverso è male, è possibile giustificare a sé stessi l'uso della violenza e la soppressione di ciò che non è uguale a noi. Le differenze sono da sempre state motivo di scontri: dalle differenze religiose, alle differenze politiche, a quelle nazionali e fisiche. La maggior parte delle guerre o degli scontri è basata su un rifiuto della diversità: l'uomo sembra essere impossibilitato ad accettare le diseguaglianze. Egli cerca di livellarle, e di combatterle, e nei casi più estremi di eliminarle.
Le mutazioni non sono viste solo come una condanna, ma anche come un pregio. I mutanti hanno perso la loro normalità, ma hanno guadagnato facoltà eccezionali.

«In cambio della normalità che abbiamo perduto, abbiamo ricevuto qualcos'altro, Tohm. La natura ci rovina mentre siamo ancora nel grembo di nostra madre e ci fa scherzi insensati, poi, all'ultimo, si pente e ci regala facoltà speciali, alcune addirittura sovrumane. Tutti i Muties che conosco, oltre alla capacità di influire sull'Orlo, possiedono qualche altro talento.»

Le mutazioni, come insegna l'evoluzione, possono essere anche il mezzo per svilupparsi in meglio. La diversità diventa quella discriminante eccezionale e positiva che, spesso, si ricerca per sentirsi speciali. E i Muties sono speciali in quanto capaci di manovrare l'Orlo e di produrre un mondo di pace. (Per la questione dell'Orlo e degli infiniti universi possibili, vi rimando al romanzo)
A un certo punto della narrazione, Tohm compierà l'errore tipico di chi è "normale": credere che il desiderio dei "diversi" sia diventare "come lui". Koontz, per bocca per Mayna, ci spiega che non è affatto così: un diverso vuole solo essere accettato per quello che è.

« Vogliamo l'uguaglianza sociale, caro mio, non quella fisica. Vogliamo un mondo che non ci costringa a nasconderei nelle cantine, come topi. Non vogliamo essere umani normali. Siamo diversi. Non siamo uguali a voi, ma non siamo neppure tutti brutti. Molti di noi sono strani, ma non repellenti. Noi siamo la nuova mitologia di questo mondo.»

Mayna rappresenta la coscienza del diverso, il suo desiderio di essere accettato per quello che è, il suo orgoglio di donna-gatto. Il suo presunto odio per l'umano Tohm è dato solo dall'incapacità di quest'ultimo di capire cosa significa essere un Muties e dalla sua inconscia convinzione di essere migliore.
Un'altra tematica affrontata è la concezione di dio, nonché l'impossibilità dell'uomo di coglierlo. Koontz, tuttavia, tenta di mostrarci dio e lo fa attraverso gli occhi di Veggente, un Muties vecchio e balbettante, con il viso perennemente rigato di lacrime. Il dio di Koontz non è buono, e magnanimo, ma terribile e spaventoso, talmente terribile che Veggente (l'unico in grado di vederlo) non può fare a meno di piangere.

«Il Veggente vede Dio, e non riesce a sopportarlo. Ti dice niente, questo? Non ti suggerisce niente? Il Veggente penetra nell'essenza stessa delle cose, oltre le realtà e le semi-realtà, le quasi-verità e quelle che noi chiamiamo Verità Reali. Per lui, sono tutte inezie, eroe Tohm. Lui vede oltre svolte di cui noi ignoriamo perfino l'esistenza, e negli angoli di cui ci siamo dimenticati o che non abbiamo mai visto. Vede Dio. E questa vista lo fa impazzire.»

A Dio è collegabile anche la paura della morte, la paura di trovarsi davanti una Verità inaccettabile e il problema, come ci spiega Koontz, non è tanto la consapevolezza che Dio non esista (magari non esistesse, ci fa intendere l'autore), quanto il fatto che quel dio esista veramente.
Concludo dicendo che, "Jumbo 10 - Il Rinnegato" si qualifica come un romanzo carico di tematiche che si rifanno, in particolare, alla sensibilità propria degli anni '60. Koontz attraverso questa storia dall'architettura semplice, cerca di metterci al corrente delle sue idee filosofiche e sociali, abbozzando confusi tratti di questioni grandi quanto l'Universo.


 
Dati del libro
Titolo e autore originale: Star Quest, Dean R. Koontz
Titolo e traduttore italiano: Jumbo 10 - Il rinnegato
Collana, editore e anno di pubblicazione: Urania, Mondadori, 1979
ISBN o ISSN: non disponibile
 
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Io uccido, di Giorgio Faletti

lunedì, 12 maggio 2008, 21:11
Thriller
Immagine di Io uccido Mi sono avvicinata a questo libro attratta dalle recensioni che avevo letto: recensioni che lo osannavano e altre che invece lo stroncavano senza pietà. Mi incuriosiva un libro che generava reazioni così totalmente opposte, e appena ho visto il bookring mi ci sono fiondata. Per quanto riguarda i commenti, io mi piazzo nel mezzo.
Innanzitutto, ho trovato la trama interessante, anche se un po' troppo prevedibile a tratti, ma "rovinata" da uno stile eccessivamente ricco di dettagli; dettagli che a volte non servono a definire il personaggio o a far luce sul mistero del serial killer, ma sono buttati lì e appesantiscono. Per fare un esempio, viene descritto un mobile "di faggio piegato a vapore": ma in quel contesto non serviva a molto sapere nemmeno il materiale del mobile, anzi. Il libro è costellato di queste sottigliezze, ma quando le si trova spesso in quasi 700 pagine di romanzo si arriva alla fine sentendosi quasi sovraccarichi di informazioni. E' molto azzeccata, secondo me, la scelta di dare ad ogni vittima una passato, una descrizione precisa di ciò che sono e di come vivono, e cosa pensano, e mi sono piaciuti i capitoli con cui l'autore entra nella psicologia dell'assassino. Ma anche qui, a volte le spiegazioni sono "troppe": ci sono momenti in cui viene descritta ogni singola azione, come quando un personaggio risponde al cellulare, o quando esce di casa e va alla macchina, o le tre pagine circa per descrivere un salvataggio...ci sono stati momenti in cui pensavo che mi sarebbe stato detto anche che il personaggio inspirava ed espirava. Insomma, molte sottigliezze e dettagli che potrebbero essere tagliati senza fare alcun danno alla trama, anzi: ne gioverebbe in livello di tensione, in velocità d'azione.
Altro piccolo punto a sfavore: la trama. E' piuttosto lineare: un serial killer uccide, sfida a modo suo gli investigatori, la polizia indaga, succede qualche casino a livello politico, soluzione del caso e lieto fine per quasi tutti. Abbastanza classica come cosa, se non che ho capito chi era l'assassino tipo a pagina 100 e ne rimanevano ancora oltre 600 da leggere...e 600 pagine solo per vedere se ci hai visto giusto oppure no sono tantine. Inoltre ho avuto una certa antipatia per il personaggio di Frank, che mi è sembrato a volte di un buonismo fastidioso: oltretutto, il fatto che abbia intuizioni improvvise, senza che al lettore venga spiegato cosa lo ha spinto ad averle, non giova alla sua immagine...a volte sembra un po' un deus ex machina fatto carne, e non mi è piaciuto molto come lui capisse tutto quasi senza informazioni. Mi piaceva invece moltissimo il personaggio di Nicolas Hulot, soprattutto nel rapporto con la moglie.
Una cosa mi ha lasciato abbastanza indifferente: l'ambientazione della vicenda a Montecarlo. Ho letto alcune recensioni che criticavano questa scelta, ma personalmente a me non ha dato granchè fastidio: un po' però potrebbe derivarne dalla dovizia di particolari sulle vie percorse dai personaggi. Ma tutto sommato credo che l'ambientazione sia accettabile e verosimile; i difetti secondo me sono altri.
Insomma, gli do un 6 stiracchiato. Non mi ha entusiasmato, non sono rimasta sulle spine fino all'ultima pagina come per altri thriller, ma comunque non me la sento di stroncarlo del tutto. E' carino, un buon libro da vacanza, ma nulla di più.
Giudizio:
Dati del libro
Titolo e autore originale: Io uccido, Giorgio Faletti
Titolo e traduttore italiano: non disponibile
Collana, editore e anno di pubblicazione: Baldini Castoldi Dalai, 2002
ISBN o ISSN: 8884902231
 
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Animal Factory, Edward Bunker

mercoledì, 07 maggio 2008, 12:09
Narrativa

Immagine di Animal factory Molti scrittori si sono cimentati sul tema delle carceri statunitensi, dando vita, a volte, a risultati non troppo soddisfacenti. Il rischio è quello di cadere nel banale e di descrivere il carcere ricorrendo ai classici luoghi comuni.
Edward Bunker, fortunatamente, non incappa in quest'errore, ma ci descrive un ambiente governato da regole proprie. E' un mondo a parte, proiezione del mondo libero, nel quale vige l'implacabile legge della prigione:

"La prigione era qualcosa di più di un luogo murato; era un mondo alieno di valori distorti, governato da un codice di violenza. Alcune storie ne contraddicevano altre; il punto di vista dipendeva dalle esperienze di chi ricordava".

Ron Decker è un giovane di buona famiglia, accusato per spaccio. Il giudice lo condanna, con riserva: se si comporterà bene, potrà subire una revisione della pena, a suo favore.
Nonostante la sua accusa non sia delle più gravi, Ron viene mandato nel peggior carcere del Paese, San Quintino, famoso per i numerosi omicidi, le guerre razziste tra i vari clan, l'atteggiamento violento della polizia penitenziaria e le condizioni di vita, non sempre accettabili.
A San Quintino, Ron diventa amico del detenuto Earl Copen: un uomo che ha passato buona parte della sua vita dietro le sbarre.
L'amicizia di Ron ed Earl viene spesso fraintesa, essendo quasi una prassi che un ragazzo carino venga scelto da un "anziano" come amante. Le intenzioni di Earl non sono quelle di abusare sessualmente di Ron, ma di trovare in lui un vero amico, instaurando lo stesso rapporto che può esserci tra padre e figlio.

"Quel carcerato più vecchio di lui era il miglior amico che avesse mai avuto, come un fratello maggiore, forse un padre. Era difficile per lui, perfino in silenzio, articolare la parola amore nei riguardi di un altro uomo, ma a se stesso riuscì a dirla"

Grazie al veterano, Ron entra a far parte della "Fratellanza Bianca", un gruppo filo-nazista alleato alla "Fratellanza Messicana" nella guerra contro i neri. L'importanza d'appartenere a un gruppo viene espressa dalle parole di Ron:

"... per la prima volta da quand'era arrivato, aveva la sensazione di essere accettato. Non si era adattato completamente, ma si sentiva più forte; era bello avere degli amici, piacere alla gente, appartenere a un gruppo, che ci fosse qualcuno che faceva qualcosa di così semplice come portare le sigarette e il caffè."

Ben presto Ron si rende conto che in prigione esistono leggi diverse dalla vita normale e che, anche se non approvi certe condotte, è saggio appartenere a un gruppo che può proteggerti, piuttosto che essere solo in un ambiente che aspetta solo di avere tra le mani un "debole", un "escluso" per avventarglisi addosso.
Ciò che colpisce maggiormente Ron è che, sebbene le condizioni siano pietose e tutti siano lì per il medesimo motivo, invece di coalizzarsi o darsi una mano a vicenda, preferiscono alimentare scontri basati su questioni razziali.

"Ogni uomo stava peggio di una bestia allo zoo, aveva meno spazio, eppure tutti non facevano altro che odiare e insultare altre persone reiette come loro. Tuttavia sapeva che non avrebbe detto nulla, che non poteva dire nulla, altrimenti i bianchi l'avrebbero fatto a pezzi; e sul fatto di aiutare i neri, aveva visto uno hippie bianco che era stato amichevole nei loro confronti. L'avevano picchiato e violentato."

Il tempo scorre molto più lentamente in prigione, e ciò che nella vita comune è un passatempo trascurabile, lì diventa una questione importante come nutrirsi: ovvero, avere un libro che permetta di far scorrere le ore piacevolmente.
L'istruzione diventa una valvola di sfogo per molti detenuti che studiano, s'impegnano, imparano.
Con l'andare del tempo, Ron viene cambiato dal carcere. Un'azione che prima riteneva impossibile da compiere, diventa fattibile. Messo alle strette dalla stupidità di un uomo, Ron è costretto a fare ciò che non avrebbe mai voluto.

"Stava germogliando qualche cos'altro: l'insensibilità alla violenza. Faceva parte della condizione umana; fin dall'inizio dei tempi gli uomini avevano sistemato le questioni con la spada, e anche se spesso era stupido e autodistruttivo, a volte era proprio quello ciò che la situazione richiedeva. E se provava paura, non era più paura di essere inerme."

Da tutta la storia, emergono, a mio avviso, due importanti considerazioni.
Innanzitutto, il vincolo che si stabilisce tra un detenuto e la prigione. Una volta che si viene arrestati e si sconta la condanna dietro le sbarre, si è marchiati a vita. Non importa quanto tu t'impegnerai per vivere regolarmente, sarà la società stessa che t'impedirà di essere corretto.

"Forse uno su diecimila esce e ce la fa, e ritorna tra la classe media. Ma la società non perdona e non si dimentica mai di tutti gli altri. Ci permette di rimanere liberi se accettiamo di essere dei pezzi di merda."

La seconda considerazione riguarda il ruolo della prigione all'interno della società. L'idea di Ron è quella che la prigione debba essere uno strumento per aiutare il detenuto a diventare migliore, e durante la sua arringa metterà in luce come, in realtà, le carceri peggiorino le persone.

"Cercare di far diventare qualcuno un essere umano rispettabile mandandolo in prigione è come cercare di far diventare qualcuno musulmano mettendolo in un monastero trappista. Un anno fa l'idea di far del male fisicamente a qualcuno era per me ripugnante. Ma dopo un anno in un mondo in cui nessuno dice mai che è sbagliato uccidere, in cui la legge della giungla ha il sopravvento, mi ritrovo capace di pensare con serenità ad atti di violenza."

Il giudice, al contrario, che rappresenta l'altra faccia della medaglia, mette in luce come una prigione serva a proteggere la società dalla persone come Ron e i suoi amici.

"La questione non è se la prigione la può aiutare, né se la sua condanna possa servire da deterrente per qualcun altro. Il punto fondamentale è quello di proteggere la società. Chiunque riesca a uccidere un'altra persona a sangue freddo, e lei ha quasi ammesso di essere in grado di farlo, non è adatto a vivere nella società. Io so che la società sarà protetta per almeno cinque anni."

"Animal Factory" è un buon libro, scritto con un linguaggio vero ed efficace. I temi affrontati sono forti, ma narrati senza eccessiva crudezza. Certo, i lettori più sensibili potrebbero rimanerne turbati, ma dobbiamo tener presente di non essere davanti a una storia di zucchero e miele.


Giudizio:
Dati del libro
Titolo e autore originale: The Animal Factory, Edward Bunker
Titolo e traduttore italiano: Animal Factory, F. Zucchella
Collana, editore e anno di pubblicazione: Einaudi, 2004
ISBN o ISSN: 880616807X
 
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Ritratto di signora, Henry James

lunedì, 05 maggio 2008, 10:40
Classici
Immagine di Ritratto di signora Ritratto di Signora" ruota attorno alla figura di Isabel Archer che incarna il disincanto innocente e speranzoso con il quale una giovane ragazza americana guarda alla vita. Isabel è intelligente, colta, raffinata. E’ un bocciolo di rosa non ancora sbocciato ed attende nella sua casa americana che il mondo le si schiuda davanti.
Lei desidera guardare il mondo, vederlo:

"- … Voi volete conoscer la vita. Vi fareste impiccare piuttosto di rinunciarvi, come dicono i giovani.
- Non credo di volerla conoscere nel modo come desiderano conoscerla i giovani di qui. Desidero solamente guardarmi in giro.
- Vuotar la coppa dell’esperienza.
- No, neppure toccarla. Contiene una bevanda troppo avvelenata. Desidero solo di vedere coi miei occhi. - Vedere, ma non sentire.
- Non so se essendo esseri sensibili si possano fare delle distinzioni."

Isabel persegue il suo ideale con fermezza. Rifiuta due proposte di matrimonio, entrambe molto vantaggiose sia dal punto di vista umano che materiale.
Il matrimonio, Isabel, lo considera una specie di gabbia, di impedimento alla realizzazione del suo destino. Non ha paura di ciò che si lascia alle spalle, poiché nutre una profonda fiducia nel futuro e nella vita. La vita è così caleidoscopica, così meravigliosa ai suoi occhi che è un peccato delimitarla con un vincolo come il matrimonio.
Questa personalità, questo modo di vedere la vita, il mirabile futuro che sembra voler costruire per sé stessa, contribuiscono a renderla affascinante agli occhi di Ralf Touchett. L’uomo, seriamente ammalato, convincerà il padre morente a dare parte dell’eredità, che gli spetterebbe, alla ragazza. Egli considera Isabel  una creatura meravigliosa e nella desolazione della propria vita, della propria malattia, vede in essa una grande possibilità di realizzazione. Ralf sa che Isabel è destinata a grandi cose e lui desidera innalzarla verso quelle grandi cose.
Ma la ricchezza di Isabel oltre ad essere un mezzo per realizzare i suoi sogni diventa anche un qualcosa che calamita l’attenzione degli altri: ora che è ricca, gli sguardi delle persone verso di lei assumono sfumature diverse e persone che non l’avrebbero neppure guardata, ora arrivano a fissarla. E’ il caso di Gilbert Osmond, americano naturalizzato italiano, che su indicazione dell’amica Madame Merle, decide di corteggiare Isabel Archer.
Gilbert Osmond è raffinato, intelligente, una mente superiore, un esteta. E’ un uomo che vive d’apparenze e coltiva queste fin nei minimi dettagli. Egli non potrebbe avvicinarsi mai a una donna solo perché ricca: deve essere interessante, raffinata, colta. Isabel Archer sembra incarnare quell’ideale di donna. Spinto da Madame Merle, Osmond corteggerà e conquisterà Isabel Archer.
Il matrimonio di Isabel e Gilbert viene giudicato negativamente da tutti gli amici della ragazza, che cercano di metterla in guardia sull’uomo, sui suoi fini, sulle vere ragioni che l’hanno spinto a sposarla, sul ruolo che ha avuto Madame Merle in tutta la vicenda. Ma Isabel è diventata cieca, l’amore che nutre per Gilbert le impedisce di vedere la verità, lo difende, nega di essere stata manovrata, vive in un idillio falso e destinato a frantumarsi.
Isabel vive la sua vita intensamente, la brama, la desidera. E’ una creatura aperta, pronta a ricevere tutto e, contemporaneamente, a non farsi catturare da niente. Ella desidera vedere, ma non toccare, desidera essere la macchina da presa che filma il mondo, non l’attrice che ne recita le regole. Ma i suoi desideri non trovano realizzazione. Isabel vede, a poco a poco, il suo matrimonio sbiadirsi, la sua vita disgregarsi, ma nonostante questo, ella continua a mostrare una facciata limpida, felice, perfetta.

"La sua vita sarebbe stata in armonia con la più piacevole impressione ch’essa poteva produrre: voleva essere quel che sembrava e sembrare quel che era."

Isabel sembra felice, ma non lo è. Vive, ingannando il mondo intero affinché non scopra la sua infelicità. Se avessero intuito che il suo matrimonio era infelice, avrebbero premuto affinché lei se ne andasse, ma lei non vuole questo. E' infelice, prova un sentimento indefinibile per Gilbert, tuttavia continua ad essere schiava degli obblighi morali. E' ossessionata dal fare la cosa giusta, e ogni sua parola, ogni suo gesto è vincolato al proprio concetto di giustizia. Isabel sarebbe morta, piuttosto che commettere un’ingiustizia.
James ci racconta magnificamente di Isabel, descrivendola con la minuziosità di un ritratto. Noi vediamo con gli occhi di un divino osservatore, che prendendoci per mano, ci conduce attraverso tutta la narrazione. Il punto di vista da cui guardiamo è un punto di vista privilegiato: quello di una figura onnipresente che osserva tutto e descrive tutto.
La prosa è fluida, inframmezzata da un buon uso della punteggiatura. Le descrizioni presenti sono ben costruite e scivolano via abbastanza rapidamente. James, inoltre, dedica ad ogni personaggio una o due pagine per raccontarcelo. In questo modo, mette nelle mani del lettore una buona quantità di informazioni per farsi una maggiore idea della storia.
Personalmente, sono rimasta piacevolmente colpita da questo libro. L’ho letto con rapidità, presa sia dallo stile ineccepibile che dalla vicenda narrata. Ho provato verso Isabel Archer un sentimento di odio e amore, di pietà e antipatia, di simpatia e compassione. Credo che sia uno dei personaggi femminili più completi, mai descritti in letteratura. L’ultima parte del libro, poi, mi ha ripagata di tutte le quattrocento pagine lette fino a quel momento, senza contare la mirabile dichiarazione d’amore di Caspar che vale tutta la storia. (senza togliere nulla al resto, ovviamente).


Giudizio:
Dati del libro
Titolo e autore originale: Portrait of a Lady, Henry James
Titolo e traduttore italiano: Ritratto di signora, C. Linati, S Linati
Collana, editore e anno di pubblicazione: Einaudi, 1993
ISBN o ISSN: 8806131672
 
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Bruciata viva, di Suad

domenica, 04 maggio 2008, 17:49
(Auto)Biografia
Immagine di Bruciata viva Suad vive in un piccolo villaggio della Cisgiordania, dove ci si veste a lutto quando nasce una femmina, sempre che non la si soffochi nella pelle di pecora appena sguscia fuori dalla madre. Suad deve camminare a testa bassa, senza guardare in viso gli uomini, perchè allora diventerebbe una puttana e la sua famiglia potrebbe ucciderla per lavare l'onta del suo peccato. Suad deve lavorare come una schiava per un padre indegno di questo nome, così come è indegno d'essere chiamato uomo. Suad deve fare ogni cosa in maniera perfetta, ma non c'è perfezione che la salvi dalle botte. Una notte, è rimasta legata insieme alla sorella a un palo, nella stalla, con un fazzoletto in bocca per non urlare. Il padre di Suad pensa che le pecore siano meglio delle figlie femmine, perchè portano soldi. Invece le figlie femmine sono disgrazie.
Suad è la terza delle sue sorelle, e deve aspettare il suo turno per sposarsi. Ma la maggiore si è sposata, e l'altra sorella sembra destinata a rimanere zitella: e Suad non sopporta di essere derisa per il suo mancato matrimonio, e scalpita perchè sa che un uomo ha chiesto di lei ma deve aspettare il suo turno. Suad vuole essere libera, vive nel costante terrore del padre, delle botte e della minaccia di morte che le pende addosso per il suo semplice essere donna. Allora dà appuntamento al suo innamorato, che si prende gioco di lei e la mette incinta. Per Suad è la fine: appena saprà del bambino, lui sparirà, e lei verrà condannata a morte in una riunione di famiglia. Il fuoco le distruggerà il volto, le braccia, le incollerà il mento al petto, e nessuno la curerà, fino a che Jacqueline, che lavora per un'associazione umanitaria, recupererà lei e il suo bambino, la farà curare e le darà la possibilità di avere una vita nuova.
Suad è uno pseudonimo, perchè se la sua famiglia natale scoprisse dove vive adesso, potrebbe raggiungerla e assassinarla, perchè rimanere incinta prima del matrimonio, o anche solo parlare con un uomo, è una macchia sull'onore della famiglia, macchia che va eliminata insieme alla peccatrice. Suad ancora oggi racconta di avere il terrore del fuoco, dei fiammiferi, di dover controllare lei stessa che i fornelli siano spenti, di non riuscire a vedere un film in cui ci sono scene di incendi senza risentirsi il fuoco che suo cognato le ha gettato addosso, senza rivedersi correre via in fiamme per essere soccorsa da due donne, in strada.
Suad descrive una società in cui le donne sono vittime delle leggi, in alcuni casi atroci e barbare, degli uomini, volte solo a mantenere le donne nell'ignoranza e nella schiavitù. Non c'è rispetto per la donna, non c'è nemmeno solidarietà tra donne, c'è solo la solitudine del terrore, della paura e della vergogna.
Sono tremende le scene in cui Suad racconta la visita ricevuta in ospedale dalla madre, le "cure" che riceve, l'assoluta normalità che ai nostri occhi sembrano così atroci. E' tremendo il modo in cui Suad reagisce quando arriva in Europa, convinta che tutto sia come nel suo piccolo villaggio: la paura sincera di vedere uccise le donne in minigonna, il sollievo commovente con cui ringrazia Dio che siano vive. E' tremenda la gioia che lei e le sue sorelle provano quando il padre si fa male, perchè significa meno botte.
La storia di Suad è la storia di una donna sopravvissuta al fuoco, ma che deve andare per strada con le maniche lunghe, i pantaloni, il collo alto, la maschera sul viso, perchè il fuoco l'ha deturpata in maniera orribile. Si definisce prigioniera della sua pelle, nonostante sia un paese libero: ed è come se fosse ancora prigioniera degli uomini che l'hanno condannata al fuoco, bruciata, con la speranza che morisse. La storia di Suad andrebbe letta da tutti, uomini e donne. Se do così tante stelline al libro non è per il suo valore letterario: è per il suo valore di libro in grado di aprire gli occhi, come Murata viva di Leila, su consuetudini che distruggono le donne, dentro e fuori. Suad forse ancora non si accetta del tutto, come donna. In svariate parti del mondo, le donne pensano di valere meno delle pecore, perchè gli uomini decidono così.
E' significativa una delle frasi finali del libro: Suad spera che arrivi nel suo paese, e che gli uomini non lo brucino. Ma che speranza ha, il suo libro, in un paese in cui le donne sono volutamente tenute analfabete?
Bruciata viva è un libro durissimo, un'esperienza di lettura che, come donna, mi ha sconvolto, mi ha commosso, mi ha strappato lacrime di rabbia e frustrazione. Ma è una lettura che va fatta, per salvare tutte le donne come Suad, che possono essere ancora salvate, o almeno, non dimenticate.
Giudizio:
Dati del libro
Titolo e autore originale: Brulée vive, Suad
Titolo e traduttore italiano: Bruciata viva, L. Crepax
Collana, editore e anno di pubblicazione: Piemme 2004
ISBN o ISSN: 8838454639
 
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Sette anni nel Tibet, di Heinrich Harrer

sabato, 03 maggio 2008, 20:58
(Auto)Biografia
Immagine di Sette anni nel Tibet Sette anni nel Tibet non è solo l'autobiografia di Harrer: è anche una toccante testimonianza di ciò che era il Tibet prima dell'invasione cinese che ha costretto il Dalai Lama all'esilio e che ha sistematicamente distrutto i simboli della cultura e della religione tibetana.
Il resoconto di Harrer inizia nel 1939, quando grazie alle sue doti di sportivo e alpinista viene invitato a partecipare alla spedizione sul Nanga Parbat. Qui però viene catturato e imprigionato in un campo inglese in seguito allo scoppio della seconda guerra mondiale. Harrer però è uno spirito libero, la prigionia gli sta stretta, e cerca di evadere più delle volte dal campo: e il suo secondo tentativo ha successo, e riesce a penetrare nel Tibet, dove lui e l'amico che lo accompagna, Aufschnaiter, incontreranno numerose difficoltà e dovranno quindi aguzzare l'ingegno per ottenere il permesso di rimanere nel Tibet e di giungere alla città santa, Lhasa, dove tradizionalmente risiede il Dalai Lama. Gran parte del libro racconta delle disavventure dell'autore e del suo amico, di come siano riusciti ad attraversare il Tibet anche nelle peggiori condizioni metereologiche, e di come siano infine giunti a Lhasa, dove la pietà e la compassione dei cittadini si trasforma via via in accettazione. Il libro è anche costellato dalla descrizione degli scenari naturali, dei monasteri, e degli usi e costumi del popolo. Si scopre quindi l'atteggiamento dei tibetani nei confronti della morte, il modo in cui affrontano il lutto, il modo in cui trattano gli animali, e la venerazione a tratti toccante per il proprio dio-re, il Dalai Lama. Harrer racconta con l'occhio dell'europeo ciò che vede, la superstizione del popolo, la sua incrollabile fede negli dei, negli oracoli e nei buoni e cattivi presagi, descrive lo sfarzo pesante delle feste e delle cerimonie, e osserva l'incredibile tolleranza dei tibetani nei confronti delle altre religioni. Harrer arriverà, alla fine, a diventare amico del Dalai Lama, che, ancora bambino, ne seguiva gli spostamenti e le opere con un binocolo: e godrà per questo di svariati privilegi che cesseranno di colpo quando la minaccia dell'invasione cinese si farà pressante.
La parte finale del libro è commovente. L'invasione delle truppe cinesi e gli accordi di facciata colpiscono il lettore che ha imparato ad amare questo Paese inesplorato e la sua gente pacifica, anche se poco progredita. Le ultimissime pagine descrivono gli avvenimenti storici che si sono susseguiti in Tibet, con la lotta per libertà del popolo, con la difesa incredibile e toccante di migliaia di tibetani che si schierano davanti all'ingresso della residenza estiva del Dalai Lama per impedirne il rapimento o, peggio, l'assassinio da parte delle autorità cinesi, un muro umano che verrà trucidato ma che ha permesso al Dalai Lama di fuggire in India, dove ancora oggi si trova il governo in esilio. Sono pagine forti, che raccontano dei milioni di morti, delle migliaia di monasteri distrutti, di quello che di fatto è ciò che il Dalai Lama stesso ha definito "genocidio culturale". L'epilogo in particolare, scritto nel 1996, spiega come della Lhasa descritta nel corso del libro sia rimasto poco e nulla. In questo senso, anche Harrer ha contribuito a lottare per la causa del Tibet, facendo conoscere al mondo il Paese che lui visitò e che ora è quasi irriconoscibile. Sono pagine forti anche perchè si può leggere una sorta di indifferenza del resto del mondo nei confronti nel Tibet: Harrer spiega come, nel 1996, la Commissione per i diritti umani condannò sei nazioni, ma tra queste non figurava la Cina. Fino ad ora il Tibet ha ricevuto manifestazioni di solidarietà, manifestazioni di stima e rispetto nella figura del Dalai Lama, promesse a cui però non seguono azioni.
Lo stile del libro non è certo accattivante, e del resto non è nelle intenzioni dell'autore che lo sia: si limita ad esporre i fatti, e ci pensa la cultura e il Paese che descrive a rendere il tutto affascinante. I pochi fronzoli che l'autore si concede rendono forse il testo ancora più incisivo.
Credo sia importante leggere questo libro, per capire anche gli avvenimenti dei giorni nostri.

Un'ultima cosa: ho ricevuto il libro tramite un bookring che è stato lanciato in segno di solidarietà al popolo tibetano e alla sua sete di libertà. Chiunque volesse iscriversi può visitare questa pagina, iscriversi a Bookcrossing Italia e mettersi in coda per riceverlo.
Giudizio:
Dati del libro
Titolo e autore originale: Heinrich Harrer
Titolo e traduttore italiano: Sette anni nel Tibet
Collana, editore e anno di pubblicazione: I Miti, Mondadori 1997
ISBN o ISSN: 8804453079
 
Alessia Heartilly :: dicci la tua!
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Tsugumi, Banana Yoshimoto

sabato, 03 maggio 2008, 15:44
Narrativa
Immagine di Tsugumi "Tsugumi" è il titolo di un breve romanzo di Banana Yoshimoto, ma è anche il nome della co-protagonista.
"Tsugumi" è la storia di un’amicizia tra due ragazze, dell'ultima estate nel paese d'infanzia, del primo amore, di chi parte e di chi resta. E’ la storia dell’addio all’adolescenza, al passato, in vista della vita adulta e del futuro.
La storia è vista con gli occhi di Maria, una ragazza dolce e sensibile, trasferitasi a Tokyo, dopo aver passato l'infanzia in un paesino sul mare, nella penisola Izu con la mamma e gli zii.
All'ansia del ritorno al luogo che l'ha vista crescere, si aggiunse anche l'impazienza di rivedere la bella Tsugumi. Le due ragazze, quasi coetanee, dopo un periodo di attrito avevano instaurato una forte amicizia. Un legame che aveva dello "straordinario", se si teneva presente la personalità di Tsugumi.
Bellissima, intelligente, ma molto viziata e insopportabile. Gravemente malata fin da quando è nata, è costretta a restare per sempre sulla penisola di Izu.
La penisola di Izu rappresenta una sorta di isola felice in cui rifugiarsi e sfuggire alla frenesia della città. E' in questi termini, ad esempio, che la vede il padre di Maria.
I suoi abitanti vivono prevalentemente di turismo: ci sono, infatti, diverse pensioni che ospitano i turisti provenieneti dalle grandi città. Una di queste è appunto la pensione dove ha vissuto Maria tutta la sua infanzia. La ragazza è abituata al via vai degli ospiti, alla frenesia di un enorme casa...
In "Tsugumi", Maria ci racconta la sua storia in prima persona. Alla narrazione riguardante l'ultima estate passata presso la pensione degli zii, si aggiungono dei brevi e significativi flashback sulla sua infanzia, che mettono in luce molte caratteristiche del suo rapporto con la cugina.
Tutto il breve romanzo  ruota attorno alla bisbetica e radiosa Tsugumi, una ragazza capace di calamitare qualsiasi attenzione, grazie alla sua straordinaria personalità e intelligenza.
In lei c’è un mondo intero, una profondità di sentimenti e di emozioni che lei stessa si rifiuta di vedere. L’ombra della morte incombe su di lei a causa della malattia, ma Tsugumi dimostra una forza straordinaria nell’affrontarla.
Inizialmente ci viene descritta in accezione negativa, ma con il procedere della narrazione, Tsugumi diventa molto di più: una ragazza capace di incantare chiunque con il suo essere straordinario.
La prosa è semplice e scorrevole. Banana Yoshimoto colpisce per la scorrevolezza delle sue descrizioni e per i suoi personaggi, immagini riflesse delle persone reali.
Un libro che ho letto con piacere, e che mi ha fatto provare un profondo attaccamento per Tsugumi: un personaggio perfetto nella sua personalità caleidoscopica.
Giudizio:
Dati del libro
Titolo e autore originale: Tugumi, Banana Yoshimoto
Titolo e traduttore italiano: Tsugumi, Alessandro Giovanni Gerevini
Collana, editore e anno di pubblicazione: Feltrinelli, 2002
ISBN o ISSN: 9788807812941
 
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Indice delle recensioni

sabato, 03 maggio 2008, 12:29
Amministrazione e comunicazioni
Eccovi qui l'indice delle recensioni presente attualmente nel blog.
L'indice verrà aggiornato una volta al mese. E' in ordine alfabetico e cliccando sul titolo andate direttamente alla recensione.
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Se notate errori nei link, nei titoli, negli autori o nella disposizione dell'ordine alfabetico, commentate pure.

Indice aggiornato il: 3 maggio 2008
Totale recensioni presenti: 174
  1. 1984, di George Orwell
  2. Alice nel paese delle meraviglie - Attraverso lo specchio, di Lewis Carroll
  3. Aristotele e i Misteri di Eleusi, di Margaret Doody
  4. Artemis Fowl, di Eoin Colfer
  5. Artemisia, di Alexandra Lapierre
  6. Artemisia, di Anna Banti
  7. Astronomia, di Mario Cavedon
  8. Auto da fè, di Elias Canetti
  9. Buona Apocalisse a tutti!, di Neil Gaiman & Terry Pratchett
  10. Caffè Babilonia, di Marsha Mehran
  11. Candido ovvero l'ottimismo, di Voltaire
  12. Canone inverso, di Paolo Mauresing
  13. Cavie, di Chuck Palahniuk
  14. Cent'anni di solitudine, di Gabriel Garcìa Marquez
  15. Cleansed, di Sarah Kane
  16. Come si fa una tesi di laurea, di Umberto Eco
  17. Come un romanzo, di Daniel Pennac
  18. Confessioni di una maschera, di Yukio Mishima
  19. Coraline, di Neil Gaiman
  20. Delitto e castigo, di Fëdor M. Dostoevskij
  21. Demian, di Herman Hesse
  22. Diario del Che in Bolivia, di Ernesto Che Guevara
  23. Dracula, di Bram Stoker
  24. Dramma nelle Terrefonde, di Harry Turtledove
  25. Eragon, di Christopher Paolini
  26. Galassie come granelli di sabbia, di Brian W. Aldiss
  27. Giorni Giapponesi, di Angela Terzani Staude
  28. Gita al faro, di Virginia Woolf
  29. Gli inganni di Locke Lamora, di Scott Lynch
  30. Guerra e pace, di Lev Tolstoj
  31. Gutenberg, di Guy Betchel
  32. Harry Potter e la pietra filosofale, di J. K. Rowling
  33. Heroides, di Ovidio
  34. I dolori del giovane Werther, di J. Wolfgang Goethe
  35. I guardiani della notte, di Sergej Luk'janenko
  36. I love shopping, di Sophie Kinsella
  37. I Mabinogion, di Evangeline Walton
  38. I medici dell'impossibile, di Christian Bernadac
  39. I simulacri, di Vernor Vinge
  40. Il castello dei destini incrociati, di Italo Calvino
  41. Il castello errante di Howl, di Diana Wynne Jones
  42. Il castello in aria, di Diana Wynne Jones
  43. Il cerchio si chiude, di Tom Egeland
  44. Il circolo Dante, di Matthew Pearl
  45. Il club dei filosofi dilettanti, di Alexander McCall Smith
  46. Il codice Da Vinci, di Dan Brown
  47. Il colore del sole, di Andrea Camilleri
  48. Il Conte di Montecristo, di Alexandre Dumas (padre)
  49. Il dardo e la rosa, di Jacqueline Carey
  50. Il fantasma dell'Opera, di Gaston Leroux
  51. Il gioco del trono, di George R. R. Martin
  52. Il gioco di Ender, di Orson Scott Card
  53. Il Maestro e Margherita, di Michail Bulgakov
  54. Il messaggio dell'imperatore, di Franz Kafka
  55. Il mestiere dello scrittore, di John Gardner
  56. Il mio nome è rosso, di Othan Pamuk
  57. Il mondo alla fine del mondo, di Luis Sepùlveda
  58. Il mondo di Sofia, di Jostein Gaarder
  59. Il muro, di J. P. Sartre
  60. Il nuovo manuale di stile edizione 2.0, di Roberto Lesina
  61. Il piacere, di Gabriele d'Annunzio
  62. Il quarto segreto di Fatima, di Renato Pierri
  63. Il quinto giorno - "ecothriller", di Schätzing Frank
  64. Il re di Girgenti, di Andrea Camilleri
  65. Il roseto ardente, di Ellis Peters
  66. Il rosso e il nero, di Stendhal
  67. Il viaggio della strega bambina, di Celia Rees
  68. Invasione anno zero, di Harry Turtledove
  69. Io non ho paura, di Niccolò Ammaniti
  70. Io sono leggenda, di Richard Matheson
  71. Io sono un gatto, di Natsume Soseki
  72. Jane Eyre, di Charlotte Brontë
  73. La bella estate, di Cesare Pavese
  74. La casa del sonno, di Jonathan Coe
  75. La casa delle anime, di Matt Ruff
  76. La casa stregata, di H. P. Lovecraft
  77. La Celestina, di Fernando de Rojas
  78. La dama e l'unicorno, di Tracy Chevalier
  79. La democrazia degli altri, di Amartya Sen
  80. La dodicesima notte, di William Shakespeare
  81. La donna del fiume, di Candace Robb
  82. La donna del tenente francese, di John Fowles
  83. La falce dei cieli, di Ursula J. Le Guin
  84. L'ignoranza, di Milan Kundera
  85. L'importanza di chiamarsi Ernesto, di Oscar Wilde
  86. L'isola del tesoro, di R. L. Stevenson
  87. La passione di Artemisia, di Susan Vreeland
  88. La prosivendola, di Daniel Pennac
  89. La ragazza con l'orecchino di perla, di Tracy Chevalier
  90. La ragazza delle arance, di Jostein Gaarder
  91. La rosa del farmacista, di Candace Robb
  92. La saga di Earthsea, di Ursula K. Le Guin
  93. La serie della Torre Nera, di Stephen King
  94. La storia di Lisey, di Stephen King
  95. L'utopia, di Tommaso Moro
  96. La vergine azzurra, di Tracy Chevalier
  97. La voce delle onde, di Yukio Mishima
  98. Lady Chatterley's Lover, di D. H. Lawrence
  99. Le affinità elettive, di J. Wolfgang Goethe
  100. Le cose dell'amore, di Umberto Galimberti
  101. Le cronache di Narnia, di Clive S. Lewis
  102. Le notti bianche, di Fëdor M. Dostoevskij
  103. Le notti di Salem, di Stephen King
  104. Le nozze di Cadmo e Armonia, di Roberto Calasso
  105. Le relazioni pericolose, di Choderlos de Laclos
  106. Le torri di cenere, di George R. R. Martin
  107. Le vergini suicide, di Jeffrey Eugenides
  108. Lettera a un bambino mai nato, di Oriana Fallaci
  109. Livello 7, di Mordecai Roshwald
  110. L'ambiguo malanno, di Eva Cantarella
  111. L'amico ritrovato, di Fred Uhlman
  112. L'amore ai tempi del colera, di Gabriel Garcìa Marquez
  113. L'amore non fa per me, di Federica Bosco
  114. L'onore dei Vor, di Lois McMaster Bujould